L’arte del levare (Non smettere di scolpire la tua propria statua)

23 novembre 2012 2 commenti

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«Ritorna in te stesso e guarda:

se non ti vedi ancora bello, comportati come l’autore di una statua che debba risultare bella:

quegli toglie, raschia, leviga, ripulisce, fino a far apparire nella statua un bel viso.

Anche tu togli il superfluo, raddrizza ciò che è storto,

a furia di ripulire quanto è oscuro, fallo brillare

e non smettere di ‘scolpire’ la tua propria ‘statua’

fino a che riluca per te il divino splendore della virtù,

fino a vedere la “Saggezza, alta sul suo sacro soglio” […]

Sei divenuto tale? Hai visto questo? […]

Se vedi di essere diventato così, allora, divenuto tu stesso una visione,

sempre più fiducioso in te stesso, già intento a salire verso l’alto pur essendo ancora su questa terra,

senza più bisogno di guida, figgi intensamente gli occhi e guarda!»

– Plotino –

(Enneadi I 6, 9, 7-16; 22-24)

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È come Bach suonato sul bicchiere..

4 febbraio 2012 22 commenti

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– Progetto un mondo –

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Progetto un mondo, nuova edizione,

nuova edizione, riveduta,

per gli idioti, ché ridano,

per i malinconici, ché piangano,

per i calvi, ché si pettinino,

per i sordi, ché gli parlino.

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Ecco un capitolo:

La lingua di Animali e Piante,

dove per ogni specie

c’è il vocabolario adatto.

Anche un semplice buongiorno

scambiato con un pesce,

àncora alla vita

te, il pesce, chiunque.

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Quell’improvvisazione di foresta,

da tanto presentita, d’un tratto

nelle parole manifesta!

Quell’epica di gufi!

Quegli aforismi di riccio,

composti quando

siamo convinti

che stia solo dormendo!

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Il Tempo (capitolo secondo)

ha il diritto di intromettersi

in tutto, bene o male che sia.

Tuttavia – lui che sgretola montagne,

sposta oceani

ed è presente al moto delle stelle,

non avrà il minimo potere

sugli amanti, perchè troppo nudi,

troppo avviniti, col cuore in gola

arruffato come un passero.

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La vecchiaia è solo la morale

a fronte d’una vita criminosa.

Ah, dunque sono giovani tutti!

La Sofferenza (capitolo terzo)

non insulta il corpo.

La morte

ti coglie nel tuo letto.

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E sognerai

che non occorre affato respirare,

che il silenzio senza respiro

è una muscia passabile,

sei piccolo come una scinitlla

e ti spegni al ritmo di quella.

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Una morte solo così. Hai sentito

più dolore tenendo in mano una rosa

e provato maggiore sgomento

per un petalo sul pavimento.

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Un mondo solo così. Solo così

vivere. E morire solo quel tanto.

E tutto il resto eccolo qui –

è come Bach suonato sul bicchiere

per un istante.

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– W. Szymborska –

(Kórnik, 2 luglio 1923 – Cracovia, 1° febbraio 2012)

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..dall’immobile viaggio (‘Diceria dell’untore’)

4 gennaio 2011 10 commenti

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Ma chi potrà scordarsi dei compagni di prigionia, del fuoco che li spingeva, nelle prime ore dell’alba, in pigiama com’erano, a scendere in giardino per piangere finalmente da soli, con la guancia premuta contro la spalliera di una panchina; chi potrà levarsi dalla mente le loro facce malrasate, mentre le coglie e disorienta l’indorarsi fulmineo del mondo, al di là del muro di cinta?

Bastava talvolta, tra sonno e veglia, un fischio di treno addolcito dalla distanza, oppure il cigolìo dei carri di zolfo in fila per la collina, e si balzava col cuore in tumulto, seduti sul letto, a origliare le invidiate informazioni e le leggende di quella stella infedele in cui s’era trasformata la terra. Che cosa racconta un treno, un carro che va, fra bivacchi e lune sull’aia, lungo profumi d’aranci e paesi, in una notte d’estate? Niente, eppure so di occhi sbarrati nel buio, che non avevano altra vacanza se non di sorprendere, al séguito di quelle ruote, qualche guizzo di vita durante la via: un vecchio che prende il fresco, due teste che si parlano sotto il lume della cena…

Si tornava dall’immobile viaggio più lieti, più tristi, chi può dirlo, e tuttavia non delusi del nostro bottino di nuvole, l’unico che la sorte non aveva facoltà di vietarci.

[…]

(G. Bufalino, Diceria dell’untore)

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Preghiera del Clown

27 dicembre 2010 5 commenti

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– PREGHIERA DEL CLOWN –

(Totò, Il più comico spettacolo del mondo, 1953)

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L’uomo e il mare (O lottatori eterni, o implacabili fratelli)

17 dicembre 2010 Lascia un commento

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L’UOMO E IL MARE

 

Sempre il mare, uomo libero, amerai!

perché il mare è il tuo specchio; tu contempli

nell’infinito svolgersi dell’onda

l’anima tua, e un abisso è il tuo spirito

non meno amaro. Godi nel tuffarti

in seno alla tua immagine; l’abbracci

con gli occhi e con le braccia, e a volte il cuore

si distrae dal suo suono al suon di questo

selvaggio ed indomabile lamento.

Discreti e tenebrosi ambedue siete:

uomo, nessuno ha mai sondato il fondo

dei tuoi abissi, nessuno ha conosciuto,

mare, le tue più intime ricchezze,

tanto gelosi siete d’ogni vostro

segreto. Ma da secoli infiniti

senza rimorso né pietà lottate

fra voi, talmente grande è il vostro amore

per la strage e la morte, o lottatori

eterni, o implacabili fratelli!

(C. Baudelaire)

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Il fiore blu

16 novembre 2010 3 commenti

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Ogni vero inizio è un secondo momento.

(Novalis)

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Di polvere e tempo e sogno e agonie

13 luglio 2010 Lascia un commento

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Scacchi


I

Nell’angolo severo i giocatori
muovono i lenti pezzi. La scacchiera
li avvince fino all’alba al duro campo
dove si stanno odiando due colori.

Su di esso irradiano magici rigori
le forme: torre omerica, leggero
cavallo, armata regina, re estremo,
obliquo alfiere e pedoni aggressori.

Quando i giocatori se ne saranno andati,
quando il tempo li avrà consumati,
certo non sarà concluso il rito.

Nell’Oriente si accese questa guerra
che oggi ha il mondo intero per teatro.
Come l’altro, questo gioco è infinito.


II

Tenue re, sghembo alfiere, indomita
regina, torre diritta e pedone scaltro
sopra il nero e il bianco del tracciato
cercano e combattono la loro lotta armata.

Non sanno che la mano designata
del giocatore comanda il loro fato,
non sanno che un rigore adamantino
regge il loro arbitrio e il loro viaggio.

Ma il giocatore è anch’esso prigioniero
(Omar lo dice) di un’altra scacchiera
fatta di nere notti e bianchi giorni.

Dio muove il giocatore, e questi, il pezzo.
Quale dio dietro Dio dà inizio alla trama
di polvere e tempo e sogno e agonie?

(J. L. Borges)

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