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Archive for aprile 2010

Intermezzo Comic

24 aprile 2010 8 commenti

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Sogno ad occhi aperti (Correspondances)

9 aprile 2010 45 commenti

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G. Sollima, Sogno ad occhi aperti – Parte I (Terra-Aria)

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– Corrispondenze –


È un tempio la Natura ove viventi

pilastri a volte confuse parole

mandano fuori; la attraversa l’uomo

tra foreste di simboli dagli occhi

familiari. I profumi e i colori

e i suoni si rispondono come echi

lunghi che di lontano si confondono

in unità profonda e tenebrosa,

vasta come la notte ed il chiarore.

Esistono profumi freschi come

carni di bimbo, dolci come degli òboi,

e verdi come praterie; e degli altri

corrotti, ricchi e trionfanti, che hanno

l’espansione propria alle infinite

cose, come l’incenso, l’ambra, il muschio,

il benzoino, e cantano dei sensi

e dell’anima i lunghi rapimenti.

(C. Baudelaire)

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G. Sollima, Sogno ad occhi aperti – Parte II

Ciò di cui non si può parlare (il Logico e il Mistico)

4 aprile 2010 7 commenti

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[…]

6.4  –  Tutte le proposizioni sono di pari valore.

6.41  –  Il senso del mondo dev’essere fuori di esso. Nel mondo tutto è com’è, e tutto è come avviene; non vi è in esso alcun valore – né, se vi fosse, avrebbe un valore. Se un valore che abbia valore v’è, esso dev’esser fuori d’ogni avvenire ed essere-così. Infatti ogni avvenire ed essere-così è accidentale. Ciò che li rende non accidentali non può essere nel mondo, ché altrimenti sarebbe, a sua volta, accidentale. Deve essere fuori dal mondo.

6.42  –  Né, quindi, vi possono essere proposizioni dell’etica. Le proposizioni non possono esprimere nulla di ciò che è più alto.

6.43  –  È chiaro che l’etica non può formularsi. L’etica è trascendentale. (Etica ed estetica sono tutt’uno.)

[…]

6.4311  –  La morte non è evento della vita. La morte non si vive. Se, per eternità, s’intende non infinita durata nel tempo, ma intemporalità, vive eterno colui che vive nel presente. La nostra vita è così senza fine, come il nostro campo visivo è senza limiti.

6.4312  –  […] Non è forse questa vita eterna così enigmatica come la presente? La risoluzione dell’enigma della vita nello spazio e nel tempo è fuori dello spazio e del tempo. (I problemi da risolvere qui non sono problemi della scienza naturale.)

6.432  –  Come il mondo è, è affatto indifferente per ciò che è più alto. Dio non rivela sé nel mondo.

6.4321  –  I fatti appartengono tutti soltanto al problema, non alla risoluzione.

6.44  –  Non come il mondo è, è il Mistico, ma che esso è.

6.45  –  La visione del mondo sub specie aeterni è la visione del mondo come totalità – delimitata -. Il sentimento del mondo come totalità delimitata è il sentimento mistico.

6.45  –  D’una risposta che non si può formulare non può formularsi neppure la domanda. L’enigma non v’è. Se una domanda può porsi, può anche avere una risposta.

6.51  –  Lo scetticismo è non inconfutabile, ma apertamente insensato, se vuol mettere in dubbio ove non si può domandare. Ché dubbio può sussistere solo ove sussista una domanda; domanda, solo ove sussista una risposta; risposta, solo ove qualcosa possa essere detto.

6.52  –  Noi sentiamo che, persino nell’ipotesi che tutte le possibili domande scientifiche abbiano avuto risposta, i nostri problemi vitali non sono ancora neppure sfiorati. Certo, allora non resta più domanda alcuna; e appunto questa è la risposta.

6.521  –  La risoluzione del problema della vita si scorge allo sparire di esso. (Non  forse per questo che degli uomini ai quali il senso della vita divenne, dopo lunghi dubbi, chiaro, non seppero poi dire in che cosa consistesse questo senso?)

6.522  –  Ma v’è dell’ineffabile. Esso mostra sé, è il Mistico.

6.53  –  Il metodo corretto della filosofia sarebbe propriamente questo: Nulla dire se non ciò che può dirsi; dunque proposizioni della sciena naturale – dunque, qualcosa che con la filosofia nulla ha a che fare -, e poi, ogni volta che un altro voglia dire qualcosa di metafisico, mostrargli che, a certi segni nelle sue proposizioni, egli non ha dato significato alcuno. Questo metodo sarebbe insoddisfacente per l’altro – egli non avrebbe la sensazione che noi gli insegnamo filosofia -, eppure esso sarebbe l’unico metodo rigorosamente corretto.

6.54  –  Le mie proposizioni illuminano così: Colui che mi comprende, infine le riconosce insensate, se è asceso per esse – su esse – oltre esse. (Egli deve, per così dire, gettar via la scala dopo essere asceso su essa.) Egli deve trascendere queste proposizioni; è allora che egli vede rettamente il mondo.

7  –  Su ciò, di cui non si può parlare, si deve tacere.

(L. Wittgenstein, Tractatus logico-philosophicus)

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Lettera

3 aprile 2010 77 commenti

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Mia Cordelia!

Che cos’è la bramosia? Il linguaggio e i poeti vi fanno far rima con la parola «prigionia». Che assurdo! Come se solamente chi è in prigione potesse bramare, come se non si potesse bramare quando si è liberi… Posto che io fossi libero, …e come io bramerei… E per altro libero io sono di certo, libero al pari d’un uccello, …e tuttavia come non bramo! …Io bramo quando vengo da te, bramo quando ti lascio, e perfino quando siedo al tuo fianco ti bramo… Ma si può dunque bramare ciò che si ha? Sì, quando si consideri che all’istante seguente forse non lo si avrà… La mia bramosia è un’eterna impazienza… Unicamente nel caso in cui avessi vissuto tutte le eternità e mi fossi convinto che ad ogni istante m’appartieni, unicamente allora ritornerei di nuovo da te e con te vivrei tutte le eternità, e certo non avrei abbastanza pazienza per essere un istante separato da te senza bramare, ma abbastanza confidenza per sedere tranquillo al tuo fianco.

Tuo Johannes

(S. Kierkegaard, Diario del seduttore)

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