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Archive for the ‘Cinema & Video art’ Category

Preghiera del Clown

27 dicembre 2010 5 commenti

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– PREGHIERA DEL CLOWN –

(Totò, Il più comico spettacolo del mondo, 1953)

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Ciò di cui non si può parlare (il Logico e il Mistico)

4 aprile 2010 7 commenti

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[…]

6.4  –  Tutte le proposizioni sono di pari valore.

6.41  –  Il senso del mondo dev’essere fuori di esso. Nel mondo tutto è com’è, e tutto è come avviene; non vi è in esso alcun valore – né, se vi fosse, avrebbe un valore. Se un valore che abbia valore v’è, esso dev’esser fuori d’ogni avvenire ed essere-così. Infatti ogni avvenire ed essere-così è accidentale. Ciò che li rende non accidentali non può essere nel mondo, ché altrimenti sarebbe, a sua volta, accidentale. Deve essere fuori dal mondo.

6.42  –  Né, quindi, vi possono essere proposizioni dell’etica. Le proposizioni non possono esprimere nulla di ciò che è più alto.

6.43  –  È chiaro che l’etica non può formularsi. L’etica è trascendentale. (Etica ed estetica sono tutt’uno.)

[…]

6.4311  –  La morte non è evento della vita. La morte non si vive. Se, per eternità, s’intende non infinita durata nel tempo, ma intemporalità, vive eterno colui che vive nel presente. La nostra vita è così senza fine, come il nostro campo visivo è senza limiti.

6.4312  –  […] Non è forse questa vita eterna così enigmatica come la presente? La risoluzione dell’enigma della vita nello spazio e nel tempo è fuori dello spazio e del tempo. (I problemi da risolvere qui non sono problemi della scienza naturale.)

6.432  –  Come il mondo è, è affatto indifferente per ciò che è più alto. Dio non rivela sé nel mondo.

6.4321  –  I fatti appartengono tutti soltanto al problema, non alla risoluzione.

6.44  –  Non come il mondo è, è il Mistico, ma che esso è.

6.45  –  La visione del mondo sub specie aeterni è la visione del mondo come totalità – delimitata -. Il sentimento del mondo come totalità delimitata è il sentimento mistico.

6.45  –  D’una risposta che non si può formulare non può formularsi neppure la domanda. L’enigma non v’è. Se una domanda può porsi, può anche avere una risposta.

6.51  –  Lo scetticismo è non inconfutabile, ma apertamente insensato, se vuol mettere in dubbio ove non si può domandare. Ché dubbio può sussistere solo ove sussista una domanda; domanda, solo ove sussista una risposta; risposta, solo ove qualcosa possa essere detto.

6.52  –  Noi sentiamo che, persino nell’ipotesi che tutte le possibili domande scientifiche abbiano avuto risposta, i nostri problemi vitali non sono ancora neppure sfiorati. Certo, allora non resta più domanda alcuna; e appunto questa è la risposta.

6.521  –  La risoluzione del problema della vita si scorge allo sparire di esso. (Non  forse per questo che degli uomini ai quali il senso della vita divenne, dopo lunghi dubbi, chiaro, non seppero poi dire in che cosa consistesse questo senso?)

6.522  –  Ma v’è dell’ineffabile. Esso mostra sé, è il Mistico.

6.53  –  Il metodo corretto della filosofia sarebbe propriamente questo: Nulla dire se non ciò che può dirsi; dunque proposizioni della sciena naturale – dunque, qualcosa che con la filosofia nulla ha a che fare -, e poi, ogni volta che un altro voglia dire qualcosa di metafisico, mostrargli che, a certi segni nelle sue proposizioni, egli non ha dato significato alcuno. Questo metodo sarebbe insoddisfacente per l’altro – egli non avrebbe la sensazione che noi gli insegnamo filosofia -, eppure esso sarebbe l’unico metodo rigorosamente corretto.

6.54  –  Le mie proposizioni illuminano così: Colui che mi comprende, infine le riconosce insensate, se è asceso per esse – su esse – oltre esse. (Egli deve, per così dire, gettar via la scala dopo essere asceso su essa.) Egli deve trascendere queste proposizioni; è allora che egli vede rettamente il mondo.

7  –  Su ciò, di cui non si può parlare, si deve tacere.

(L. Wittgenstein, Tractatus logico-philosophicus)

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Il sogno della farfalla

5 gennaio 2010 1 commento

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[…]

« Certi sognano banchetti, e al risveglio piangono; altri piangono in sonno, e all’alba partono per la caccia. Gli uni e gli altri nei loro sogni non sanno di sognare e a volte sognano di sognare. Soltanto al momento del risveglio sanno di aver sognato. E solo al grande risveglio sapremo che tutto non è stato che un sogno. La folla ignorante si crede desta quando distingue il principe da un pecoraio. Quale pregiudizio!

« Kong-zi e voi stesso, non siete che sogni. Io vi dico che sognate, e anche questo è un sogno. »

Queste parole sono straordinarie e paradossali. Nei secoli a venire un grande saggio le capirà, un giorno. Questo giorno verrà così rapidamente come la sera segue il mattino.

[…]

Una volta Zhuang Zhou sognò che era una farfalla svolazzante e soddisfatta della sua sorte e ignara di essere Zhuang Zhou. Bruscamente si risvegliò e si accorse con stupore di essere Zhuang Zhou. Non seppe più allora se era Zhou che sognava di essere una farfalla, o una farfalla che sognava di essere Zhou. Tra lui e la farfalla vi era una differenza. Questo è ciò che chiamano la metamorfosi degli esseri.

(Zhuang-zi [Chuang Tzu], II)

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Jan Švankmajer

Alice

Dimensioni del dialogo

4 gennaio 2010 Lascia un commento

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Jan Švankmajer

Dimensions of Dialogue, Part II

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Eppure questo non basta

18 novembre 2009 136 commenti

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È fuggita l’estate, più nulla rimane.
Si sta bene al sole,
eppure questo non basta.
Una foglia dalle cinque punte
mi si è posata su una mano,
eppure questo non basta.

Né il bene né il male sono passati invano,
tutto era chiaro e luminoso,
eppure questo non basta.
La vita mi prendeva sotto l’ala,
mi proteggeva, mi salvava: ero davvero fortunato,
eppure questo non basta.

Non sono bruciate le foglie, non si sono spezzati i rami,
il giorno è terso come il cristallo,
eppure questo non basta.

(Arsenij Tarkovskij)

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La Danza

18 novembre 2009 1 commento

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(B. Tarr, “Le armonie di Werckmeister”)

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Spiegel im Spiegel

12 novembre 2009 Lascia un commento

O. Kokoschka, La sposa del vento

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E lo sognavo, e lo sogno,
e lo sognerò ancora, una volta o l’altra,
e tutto si ripeterà, e tutto si realizzerà,
e sognerete tutto ciò che mi apparve in sogno.

Là, in disparte da noi, in disparte dal mondo
un’onda dietro l’altra si frange sulla riva,
e sull’onda la stella, e l’uomo, e l’uccello,
e il reale, e i sogni, e la morte: un’onda dietro l’altra.

Non mi occorrono le date: io ero, e sono e sarò.
La vita è la meraviglia delle meraviglie, e sulle ginocchia della meraviglia
solo, come orfano, pongo me stesso

solo, fra gli specchi, nella rete dei riflessi
di mari e città risplendenti tra il fumo.
E la madre in lacrime si pone il bimbo sulle ginocchia.

(Arsenij Tarkovskij)

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