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La grande Notte

21 dicembre 2009 1 commento

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– La grande Notte –

Spesso ti contemplai attonito, alla finestra incominciata ieri

ti contemplai attonito. La città nuova mi era

quasi preclusa ancora e il paesaggio non persuaso in tenebra

si perdeva, come se io non fossi. Né le cose più vicine

si sforzavano d’essermi comprensibili. Su per il fanale

il vicolo saliva fino a me: ed era estraneo.

Di fronte, una stanza – affabile nel chiaro della lampada –

e già ero partecipe; ma se ne accorsero, chiusero le imposte.

Ero là. E un bambino pianse. Nelle case tutt’intorno sapevo

le madri quanto possono – e di tutte le lacrime

sapevo al tempo stesso le ragioni inconsolabili.

O una voce cantava, oltre l’attesa prolungandosi

ed  un vecchio, più in basso, tossiva

in tono di rimprovero, quasi il suo corpo avesse

ragione contro il mondo più clemente. Poi batté l’ora –

ma cominciai troppo tardi a contare e mi sfuggì. –

Come un fanciullo forestiero, se finalmente lo ammettono

al gioco, non afferra la palla e non sa alcuno

dei giochi così facili per gli altri;

se ne sta là guardando altrove – dove? – così stavo

e all’improvviso intesi che tu eri con me, con me giocavi,

notte adulta, e ti guardai attonito. Dove le torri irose rintoccavano,

dove ad un altro destino rivolta, m’era attorno

una città e montagne indecifrabili contro me si stendevano,

e un famelico ignoto in stretto cerchio attorniava

il barbaglio fortuito dei miei sentimenti -:

non fu vergogna allora,

per te, Alta, il conoscermi. M’avvolse il tuo respiro.

Diffuso ovunque in lontananze assorte,

mi penetrò il tuo sorriso.

(R. M. Rilke)

*

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Sigur Rós

Untitled #8 (Popplagið)

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