Archivio

Posts Tagged ‘Baudelaire’

L’uomo e il mare (O lottatori eterni, o implacabili fratelli)

17 dicembre 2010 2 commenti

*

L’UOMO E IL MARE

 

Sempre il mare, uomo libero, amerai!

perché il mare è il tuo specchio; tu contempli

nell’infinito svolgersi dell’onda

l’anima tua, e un abisso è il tuo spirito

non meno amaro. Godi nel tuffarti

in seno alla tua immagine; l’abbracci

con gli occhi e con le braccia, e a volte il cuore

si distrae dal suo suono al suon di questo

selvaggio ed indomabile lamento.

Discreti e tenebrosi ambedue siete:

uomo, nessuno ha mai sondato il fondo

dei tuoi abissi, nessuno ha conosciuto,

mare, le tue più intime ricchezze,

tanto gelosi siete d’ogni vostro

segreto. Ma da secoli infiniti

senza rimorso né pietà lottate

fra voi, talmente grande è il vostro amore

per la strage e la morte, o lottatori

eterni, o implacabili fratelli!

(C. Baudelaire)

*


Annunci

Sogno ad occhi aperti (Correspondances)

9 aprile 2010 46 commenti

*

G. Sollima, Sogno ad occhi aperti – Parte I (Terra-Aria)

*


*

– Corrispondenze –


È un tempio la Natura ove viventi

pilastri a volte confuse parole

mandano fuori; la attraversa l’uomo

tra foreste di simboli dagli occhi

familiari. I profumi e i colori

e i suoni si rispondono come echi

lunghi che di lontano si confondono

in unità profonda e tenebrosa,

vasta come la notte ed il chiarore.

Esistono profumi freschi come

carni di bimbo, dolci come degli òboi,

e verdi come praterie; e degli altri

corrotti, ricchi e trionfanti, che hanno

l’espansione propria alle infinite

cose, come l’incenso, l’ambra, il muschio,

il benzoino, e cantano dei sensi

e dell’anima i lunghi rapimenti.

(C. Baudelaire)

*

G. Sollima, Sogno ad occhi aperti – Parte II

Le passanti

7 febbraio 2010 2 commenti

*

– A una passante –


Urlava attorno a me la via assordante.

Lunga, sottile, in lutto, maestoso

dolore, alto agitando della gonna

il pizzo e l’orlo con fastosa mano,

una donna passò agilmente, nobile

con la sua gamba statuaria. Ed io,

come un folle, bevevo nel suo occhio

– livido cielo nel cui fondo romba

l’imminente uragano – la dolcezza

affascinante e il piacere che uccide.

Un lampo… poi la notte! – O fuggitiva

beltà, per il cui sguardo all’improvviso

sono rinato, non potrò vederti

che nell’eternità? In un altro luogo,

bel lontano di qui, e troppo tardi,

mai, forse! Perché ignoro dove fuggi,

e tu non sai dove io vado, o te

che avrei amata, o te che lo sapevi!

(C. Baudelaire)

*

*

– Les passantes / Le passanti –

Je veux dédier ce poème
A toutes les femmes qu’on aime
Pendant quelques instants secrets,
A celles qu’on connait à peine,
Qu’un destin différent entraîne
Et qu’on ne retrouve jamais.
Io dedico questa canzone
ad ogni donna pensata come amore
in un attimo di libertà
a quella conosciuta appena
non c’era tempo e valeva la pena
di perderci un secolo in più.
A celle qu’on voit apparaître
Une seconde à sa fenêtre,
Et qui, preste, s’évanouit,
Mais dont la svelte silhouette
Est si gracieuse et fluette
Qu’on en demeure épanoui.
A quella quasi da immaginare
tanto di fretta l’hai vista passare
dal balcone a un segreto più in là
e ti piace ricordarne il sorriso
che non ti ha fatto e che tu le hai deciso
in un vuoto di felicità.
A la compagne de voyage
Dont les yeux, charmant paysage,
Font paraître court le chemin;
Qu’on est seul, peut-être, à comprendre,
Et qu’on laisse pourtant descendre
Sans avoir effleuré la main.
Alla compagna di viaggio
i suoi occhi il più bel paesaggio
fan sembrare più corto il cammino
e magari sei l’unico a capirla
e la fai scendere senza seguirla
senza averle sfiorato la mano.
A celles qui sont déjà prises,
Et qui, vivant des heures grises
Près d’un être trop différent,
Vous ont, inutile folie,
Laissé voir la mélancolie
D’un avenir désespérant.
A quelle che sono già prese
e che vivendo delle ore deluse
con un uomo ormai troppo cambiato
ti hanno lasciato, inutile pazzia,
vedere il fondo della malinconia
di un avvenire disperato.
Chères images aperçues,
Espérances d’un jour déçues,
Vous serez dans l’oubli demain;
Pour peu que le bonheur survienne,
Il est rare qu’on se souvienne
Des épisodes du chemin.
Immagini care per qualche istante
sarete presto una folla distante
scavalcate da un ricordo più vicino
per poco che la felicità ritorni
è molto raro che ci si ricordi
degli episodi del cammino.
Mais si l’on a manqué sa vie
on songe avec un peu d’envie,
A tous ces bonheurs entrevus,
Aux coeurs qui doivent vous attendre,
Aux baisers qu’on n’osa pas prendre,
Aux yeux qu’on n’a jamais revus.
Ma se la vita smette di aiutarti
è più difficile dimenticarti
di quelle felicità intraviste
dei baci che non si è osato dare
delle occasioni lasciate ad aspettare
degli occhi mai più rivisti.
Alors, aux soirs de lassitude,
Tout en peuplant sa solitude
Des fantômes du souvenir,
On pleure les lêvres absentes
De toutes ces belles passantes
Que l’on n’a pas su retenir.
Allora nei momenti di solitudine
quando il rimpianto diventa abitudine,
una maniera di viversi insieme,
si piangono le labbra assenti
di tutte le belle passanti
che non siamo riusciti a trattenere.

(A. Pol – Traduzione di F. De Andrè)

*

G. Brassens, Les passantes

*

F. De Andrè, Le passanti

Hymne à la Beauté

6 novembre 2009 Lascia un commento

*

Tu vieni dal profondo cielo o sorgi

dall’abisso, o Beltà? Versa il tuo sguardo

infernale o divino, mescolati,

il beneficio e il crimine, e per questo

al vino ti potrei rassomigliare.

Hai nell’occhio l’aurora ed il tramonto;

come una sera tempestosa spandi

profumi; ed i tuoi baci sono un filtro,

e la tua bocca un’anfora, che fanno

coraggioso il fanciullo, l’eroe vile.

Sorgi dal nero abisso oppure scendi

Dalle stelle? Il Demonio, affascinato,

come un cane è attaccato alle tue gonne;

spargi a caso la gioia ed i disastri,

e tutto reggi, e di nulla rispondi.

Sopra i morti, o Beltà, di cui ti ridi,

cammini. Non è il meno affascinante,

l’Orrore, tra le tue gioie; amoroso

sopra il tuo ventre orgoglioso danza

l’Omicidio, fra i ciondoli il più caro.

Vola abbagliato verso te l’effimera,

o candela, fiammeggia stride e dice:

“benediciamo questa torcia!” Anela

l’innamorato chino sulla bella,

e ha l’aria d’un morente che accarezza

la sua tomba. O Beltà, cha cosa importa,

o mostro spaventoso enorme ingenuo,

che tu venga dal cielo o dall’inferno,

se mi schiude la porta il tuo sorriso

ed il tuo piede e l’occhio a un Infinito

adorato ed ancora sconosciuto?

Di Satana o di Dio, che importa? Angelo

o Sirena, che importa se mi rendi,

– fata dagli occhi di velluto, ritmo,

profumo, luce, unica regina! –

questo universo meno ripugnante

e questi brevi istanti meno gravi?

(C. Baudelaire)

*

Raffaello, Trasfigurazione

Lo straniero

5 novembre 2009 Lascia un commento

– Lo straniero –


«Chi ami sopra ogni cosa? Parla uomo enigmatico!

Tuo padre? tua madre? un fratello? una sorella?»

«Non ho né padre né madre, né fratello né sorella.»

«Gli amici?»

«Usate una parola il cui senso, fino ad oggi, mi è rimasto ignoto.»

«La patria?»

«Non so sotto quale latitudine si trovi.»

«La bellezza?»

«Vorrei amarla, la dea, l’immortale.»

«L’oro?»

«Lo odio come voi odiate Dio.»

«Eh! Ma allora cosa ami, straordinario straniero?»

«Amo le nuvole… le nuvole che passano… laggiù!…

laggiù!… le nuvole meravigliose »

(C. Baudelaire, Lo spleen di Parigi)


C. Monet, Nuvole e ninfee