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Posts Tagged ‘Brancusi’

Il dio morente (..If sorrow had not made Sorrow more beautiful than Beauty’s self)

3 gennaio 2010 Lascia un commento

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In fondo a triste e ombrosa valle

lontano dal fresco fiato del mattino,

dal fiero meriggio, dalla stella del vespro,

era Saturno dai capelli grigi: un quieto sasso,

un silenzio immoto a cerchio del suo covo,

foresta su foresta sospese sul suo capo

come nube su nube. Né fruscio d’aria,

né vita quanta in un giorno estivo

ruba un lieve seme a piume d’erba,

ma dove cade la morta foglia resta.

Un rivo fluiva muto, ancora più cheto

perché la caduta divinità spandeva

ombra: la Naiade tra le canne

il freddo dito premeva sulle labbra.


Sulla renosa riva grandi orme correvano,

non oltre dove vagò il suo passo, e lì dormiva.

Su terra umida posava la vizza mano,

sfibrata, fiacca, morta, senza scettro;

e gli occhi spodestati chiusi;

mentre a capo chino forse Terra ascoltava,

l’antica madre, ancora per conforto.


Sembrava che nessuna forza l’avrebbe smosso,

ma venne colei che con mano sorella

toccò le ampie spalle, dopo un inchino

reverente a chi non s’avvedeva.

Era una Dea del mondo infante;

per statura a suo petto l’alta Amazzone

un pigmeo sarebbe: ghermire potrebbe

Achille per la chioma e piegargli il collo;

o con un dito fissare la ruota d’Issione.

Il volto largo come sfinge di Menfi,

sopra un piedistallo forse in corte regia,

quando i saggi all’Egitto chiedevano lume.

Ma oh! quanto diverso dal marmo era quel volto:

quanto bello se il dolore non avesse fatto

Dolore più bello di Bellezza stessa.

[…]

(J. Keats, Hyperion, I)

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Ricorda e combatti

1 dicembre 2009 Lascia un commento

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5 – E chiunque, al termine della sua vita, nel suo ultimo istante,

mentre abbandona il proprio corpo mortale e se ne va,

ricordi solo Me,

accede al mio stesso essere.

Di ciò non vi è dubbio.


6 – Qualunque stato dell’essere egli ricordi

quando alla fine abbandona il suo corpo,

a quello stato egli giunge,

venendo assunto in quella condizione.


7 – Pertanto ricordati di Me in ogni momento

e combatti, con la mente e il giudizio fissati su di Me.

È a Me che giungerai,

di ciò non vi è dubbio.

(Bhagavadgītā, VIII)

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Chimera

13 novembre 2009 Lascia un commento

C. Brancusi, Musa

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– La Chimera –

Non so se tra rocce il tuo pallido
Viso m’apparve, o sorriso
Di lontananze ignote
Fosti, la china eburnea
Fronte fulgente o giovine
Suora de la Gioconda:
O delle primavere
Spente, per i tuoi mitici pallori
O Regina O Regina adolescente:
Ma per il tuo ignoto poema
Di voluttà e di dolore
Musica fanciulla esangue,
Segnato di linea di sangue
Nel cerchio delle labbra sinuose
Regina de la melodia:
Ma per il vergine capo
Reclino, io poeta notturno
Vegliai le stelle vivide nei pelaghi del cielo,
Io per il tuo dolce mistero
Io per il tuo divenir taciturno.
Non so se la fiamma pallida
Fu dei capelli il vivente
Segno del suo pallore,
Non so se fu un dolce vapore,
Dolce sul mio dolore,
Sorriso di un volto notturno:
Guardo le bianche rocce le mute fonti dei venti
E l’immobilità dei firmamenti
E i gonfii rivi che vanno piangenti
E l’ombre del lavoro umano curve là sui poggi algenti
E ancora per teneri cieli lontane chiare ombre correnti
E ancora ti chiamo ti chiamo Chimera.

(D. Campana)

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Infinita tenebra di luce

10 novembre 2009 Lascia un commento

C. Brancusi, Uccello nello spazio

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Ch’io fossi allora – o sia: tu muovi sopra

di me, infinita tenebra di luce.

E il Sublime che nello spazio appresti, io irriconoscibile

sul mio volto che veglia lo accolgo.


Notte, sapessi come io ti guardo,

come il mio essere nella rincorsa arretra

per osare slanciarsi fino a te;

e come potrò credere che bastino due cigli a contenere

questi fiumi di sguardi che s’incalzano.

(R. M. Rilke)

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Rembrandt, Hendrickje stoffels